La natura della mutualità cooperativa

 Le società cooperative si differenziano dalle società ordinarie non per le attività esercitabili (oggetto), per le quali valgono le stesse limitazioni relative a queste ultime società, ma per la causa del contratto sociale, differenza dalla quale discendono le deroghe alla disciplina delle società per azioni, altrimenti applicabile (art. 2516 c.c.), previste dal Titolo VI, Capo I, del Libro V del Codice civile.
Le società cooperative sono "imprese che hanno scopo mutualistico" (art. 2511 c.c.), la cui mancanza inibisce lo stesso impiego della qualificazione di "cooperativa" (art. 2515, comma 2, c.c.): in tale scopo, quindi, e nella causa dallo stesso desumibile, si riassume la "diversità" e la "tipicità" delle imprese cooperative.
È nota l'ampia pubblicistica che ha trattato il tema della "mutualità cooperativa", in assenza di una definizione legislativa, assenza alla quale si è portati, normalmente, ad ovviare ricorrendo, impropriamente, alla relazione al Codice civile.
È, infatti, pacifico che a tale relazione può essere riconosciuto solo un valore del tutto relativo, in quanto le leggi devono interpretarsi secondo il senso "fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse e dalla intenzione del legislatore" (art. 12 delle preleggi) e, conseguentemente, "la ricerca di quale sia stata la precisa "mens" del legislatore deve essere effettuata solo nei casi in cui la lettera della legge dia luogo a dubbi, tenendo conto che i lavori preparatori possono offrire elementi utili per l'interpretazione di un testo legislativo poco chiaro, ma non possono indurre a ritenere che un precetto legislativo, il cui contenuto e la cui portata sono resi manifesti dalla formulazione di esso, abbia, invece, un contenuto ed una portata diversi" (Cassazione, Sezione Lavoro, sent. n. 6907 del 19.12.1988).
Il valore relativo della relazione al codice civile, come dell'insieme dei lavori preparatori allo stesso, è messo in evidenza da questa ulteriore massima: "ai lavori preparatori può riconoscersi valore unicamente sussidiario nell'interpretazione di una legge, trovando un limite nel fatto che la volontà da essi emergente non può sovrapporsi alla volontà obiettiva della legge quale risulta dal dato letterale e dalla intenzione del legislatore intesa come volontà oggettiva della norma ("voluntas legis"), da tenersi distinta dalla volontà dei singoli partecipanti al processo formativo di essa" (Cassazione, Sezione III, sent. n. 3550 del 21.5.1988).
Per quanto riguarda l'art. 2511 c.c., le parole "cooperativa" e "mutualistico" hanno "significati propri" assolutamente coerenti, tanto da poterne fare discende una interpretazione univoca proprio attraverso la loro "connessione", rendendo, quindi, illegittimo il ricorso a strumenti interpretativi "esterni" al "dato letterale" della disposizione.
Cooperare è un verbo derivato dall'unione di "con" e "operare" e significa, appunto, collaborare e cioè operare assieme ad altri per il raggiungimento di un fine comune.
L'aggettivo "mutuo" ha il significato di scambievole, vicendevole e la mutualità (termine di origine francese) consiste in una forma di aiuto scambievole, per garantire uguali diritti dopo aver adempiuto ad uguali doveri.
La "mutualità cooperativa" ha, quindi, il significato, non equivoco, della libera collaborazione di più persone per il raggiungimento di un fine comune attraverso lo scambievole aiuto che assicuri parità di diritti e di doveri.
Come sottolinea l'art. 45 della Costituzione, la valenza sociale della mutualità cooperativa è inscindibilmente legata all'assenza di "fini di speculazione privata" e cioè al prevalere degli interessi comuni della cooperativa (scambievole aiuto e parità di diritti e di doveri) sugli interessi (egoistici) dei singoli soci.
La causa del contratto sociale che si instaura fra cooperativa e ciascun socio deve, quindi, essere individuata nel soddisfacimento dei bisogni del socio, comuni a quelli degli altri soci aderenti alla stessa cooperativa, attraverso le iniziative assunte collettivamente (impresa cooperativa), le quali, eliminando o riducendo l'attività di intermediazione di terzi, sono dirette a consentire la realizzazione di condizioni economiche più favorevoli (vantaggio cooperativo) rispetto a quelle conseguibili mediante il ricorso a strumenti ordinari (imprese ordinarie), assicurando, nella concreta realizzazione di tali iniziative, parità di diritti e di doveri fra tutti i soci.
La definizione di mutualità cooperativa ricavabile dalla interpretazione letterale dell'art. 2511 c.c. è perfettamente coerente e compatibile con la definizione che è parte integrante della "Dichiarazione di identità cooperativa" approvata dal XXXI Congresso dell'Alleanza Cooperativa Internazionale (la massima espressione del movimento cooperativo), tenutosi a Manchester il 20-22 settembre 1995, secondo la quale "una cooperativa è un'associazione autonoma di individui che si uniscono volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali e le proprie aspirazioni attraverso la creazione di una società di proprietà comune e democraticamente controllata".
I "valori cooperativi" sono tradotti, nella stessa Dichiarazione di identità, in comportamenti concreti attraverso la definizione di sette "principi cooperativi"; di tali principi interessa, ai fini della presenta trattazione, il principio definito della "Partecipazione economica dei soci", che così si esprime (le parole entro parentesi non fanno parte della formulazione del principio): "I soci contribuiscono equamente al capitale delle proprie cooperative e lo controllano democraticamente. Almeno una parte di questo capitale è di norma proprietà comune della cooperativa. I soci, di norma, percepiscono un compenso limitato, se del caso, sul capitale sottoscritto come condizione per l'adesione. I soci allocano i surplus per qualunque dei seguenti scopi: sviluppo della cooperativa, possibilmente creando delle riserve, parte delle quali almeno dovrebbe essere indivisibile (mutualità interna); benefici per i soci in proporzione alle loro transazioni con la cooperativa stessa (ristorni) e sostegno ad altre attività approvate dalla base sociale (mutualità interna ed esterna)".
Alla luce delle considerazioni svolte, risulta pienamente giustificata la scelta del legislatore di non introdurre nell'ordinamento una definizione di mutualità cooperativa, che non potrebbe che rappresentare un vincolo allo stesso sviluppo della cooperazione, perché tale definizione è necessariamente frutto della libera scelta dei soci delle cooperative, direttamente collegata (e, quindi, mutevole nel tempo) alla continua evoluzione delle condizioni culturali, economiche e sociali ed agli incentivi o disincentivi provenienti dal contesto, generale e specifico, nel quale le stesse società si trovano ad operare.
I concreti comportamenti attraverso i quali si realizza la mutualità cooperativa in ciascuna società cooperativa, quindi, non possono che essere frutto delle decisioni collettive dei soci (controllo democratico), gli unici a potere e dovere valutare (autonomia dell'associazione) quale debba essere, tempo per tempo, il più corretto punto di equilibrio fra diritti e doveri di tutti e cioè, in sostanza, quali debbano essere le modalità di attuazione dello "scambievole aiuto" che rappresenta l'essenza costitutiva e la ragione di essere della cooperazione.

La mutualità Cooperativa nelle Cooperative di Abitazione.

Le cooperative di abitazione si differenziano dalle società cooperative operanti in altri settori economici unicamente per le finalità (bisogni da soddisfare) che accomunano i soci che vi aderiscono, non esistendo, nel nostro ordinamento, norme specifiche relative alle cooperative di abitazione integrative di quelle generali previste, per tutte le imprese cooperative, dal Codice civile (le "leggi speciali" alle quali fa riferimento l'art. 2516 c.c.).
Le numerose disposizioni che riguardano le cooperative di abitazione (dal R.D. 28.4.1938, n. 1165, alla legge 17.2.1992, n. 179, e relativi provvedimenti attuativi) disciplinano, infatti, la realizzazione dei programmi edilizi assistiti da contributi ed agevolazioni pubbliche, dalla cui applicazione discendono vincoli e condizioni che riguardano unicamente i programmi edilizi interessati, non potendosi, quindi, estrapolare dalle stesse modifiche o integrazioni alle caratteristiche definite, per tutte le società cooperative, dal Codice civile.
In particolare, la disciplina prevista per le "cooperative erariali" dal R.D. n. 1165 del 1938 non contraddice quanto ora affermato, perché per tali cooperative era prevista la identificazione fra cooperativa e programma ammesso a contributo; infatti:
• le persone, diverse dai soci fondatori, interessate alla iscrizione alla cooperativa ed in possesso dei requisiti necessari per l'ammissione a socio non erano iscritte, ma inserite nell'elenco degli "aspiranti soci" (art. 94), con la possibilità di divenire prenotatari o assegnatari solo nel caso di disponibilità, per decadenza o rinuncia degli assegnatari, di alloggi non richiesti dai soci iscritti (art. 108);
• completato il collaudo (artt. 81 e 82) ed approvato lo stesso ed il riparto delle spese di costruzione fra i singoli alloggi (artt. 82 e 85), i soci assegnatari erano tenuti alla stipula del contratto di mutuo edilizio individuale (art. 139), a seguito del quale gli stessi soci acquisivano la proprietà dell'alloggio;
• i soci non assegnatari perdevano la qualità di socio (art. 228), mantenendo il solo diritto a concorrere all'assegnazione degli alloggi resisi, eventualmente, disponibili per decadenza del socio assegnatario;
• all'originaria cooperativa si sostituiva una cooperativa-condominio (un ibrido che mette in chiara evidenza l'estraneità delle cooperative erariali rispetto alle società cooperative disciplinate dal Codice civile e, ancora di più, a quelle descritte dai principi cooperativi internazionali), della quale potevano essere soci i soli condomini di ciascun edificio (art. 209), che cessava di esistere con la estinzione del mutuo o il riscatto anticipato per tutti gli alloggi compresi nell'edificio (art. 209, comma 5).
Le agevolazioni e la disciplina previste dal R.D. n. 1165 e riprese dalla legge 2.7.1949, n. 408, e successivi rifinanziamenti, sono state definitivamente superate dal D.L. 6.9.1965, n. 1022, convertito dalla legge 1.11.1965, n. 1179, il cui Titolo II disciplina le nuove modalità di intervento dello Stato nell'edilizia residenziale privata, definite "edilizia agevolata".
L'edilizia agevolata, tuttora in vigore anche se con le integrazioni introdotte dalle numerose disposizioni che hanno fatto seguito alla legge n. 1179, non si limita a modificare le modalità di intervento dello Stato (il contributo in annualità non è più concesso all'operatore, ma all'Istituto di credito, affinché questi conceda all'operatore un mutuo edilizio a tasso agevolato), estendendone l'accesso alle agevolazioni, dalla ristretta cerchia degli enti pubblici (IACP e Comuni) e "parzialmente" privati (cooperative erariali) previsti dal R.D. n. 1165/1938, a tutti gli operatori dell'edilizia residenziale: cooperative di abitazione, a proprietà indivisa o individuale, IACP e Comuni, imprese di costruzione e relativi consorzi (art. 9 della legge n. 1179/1965).
Tutti gli operatori agevolati sono sottoposti alla medesima disciplina agevolativa, senza differenziazioni in relazione alla loro natura, disciplina che riguarda unicamente le caratteristiche dell'agevolazione (articoli 4, 5, 6, 7 e 10), i requisiti oggettivi delle abitazioni ammesse ad agevolazione ed i requisiti soggettivi dei destinatari finali delle stesse (articoli 8 e 11), i vincoli per gli acquirenti delle abitazioni agevolate (art. 12) e le sanzioni per le eventuali inadempienze (art. 12-bis).
Nessuna prescrizione riguarda, quindi, la realizzazione dei programmi edilizi, né i rapporti fra gli operatori ed i destinatari finali delle abitazioni, con la sola eccezione della verifica del possesso, da parte di questi ultimi, dei prescritti requisiti soggettivi.
La diversità di impostazione rispetto ai precedenti interventi agevolativi è tale che il legislatore ha ritenuto opportuno, ad evitare dubbi interpretativi, affermare espressamente che: "Per l'esecuzione dei lavori previsti dal presente titolo non si applicano le norme vigenti per i lavori di conto dello Stato" (art. 13).
Anche per le cooperative di abitazione, quindi, non esistendo disposizioni che specifichino le caratteristiche di una "mutualità speciale", valgono le considerazioni esposte nel paragrafo precedente per le società cooperative in generale.